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Incontro al Festival Alta Felciità

 

Il 27 luglio 2019 al Festival Alta Felicità in resistenza al Tav, a Venaus, Lisangà, culture in movimento ha organizzato con lo Spazio Autogestito un incontro sulle lotte in Nicaragua.

Abbiamo intervistato Ana Margarita Vijil vicepresidente del MRS (Movimiento Renovador Sandinista) appartenente al movimento di aprile e che è stata due volte arrestata arbitrariamente e successivamente liberata. Ana Margarita continua in Nicaragua la sua lotta e in particolare supporta il Movimento dei Prigionieri e Prigioniere Politiche.

Qual è la situazione attuale che si sta vivendo in Nicaragua?

 Buongiorno a tutti, grazie per questo spazio.

Dal Nicaragua continuiamo in crisi e in resistenza, in crisi da più di un anno perché il regime dittatoriale della famiglia Ortega ha assassinato e incarcerato persone per il solo fatto di difendere e reclamare i propri diritti e la libertà.

Secondo dati delle organizzazioni di diritti umani a luglio dello scorso anno Daniel Ortega aveva assassinato più di 350 persone e ad oggi il numero è salito, ma non ci sono dati precisi, si tratta di omicidi sommari e selettivi e soprattutto nel nord del Paese.

In crisi profonda perché Daniel Ortega non può governare, si mantiene al potere perché possiede le armi, mentre l’economia sta andando a picco. Ma la resistenza continua.

Ed è stata proprio questa resistenza che ha ottenuto una pressione nazionale e internazionale per garantire la liberazione della maggior parte dei prigionieri politici, la sfida è ancora aperta perché Daniel Ortega continua ad essere al potere e l’obiettivo è che Daniel Ortega se ne vada e ci sono più di 100 prigionieri politici nelle carceri. L’obiettivo è che vengano liberati.

Ancora oggi viviamo in una dittatura e l’obiettivo è di avere elezioni anticipate libere e giuste affinché possiamo essere noi nicaraguensi a decidere quale sarà il governo che ci governerà e il futuro del Paese.

Quali sono le prospettive future?

La strategia nazionale è un rilancio della mobilitazione e la strategia internazionale è di più sanzioni per il regime e la chiusura del suo rubinetto di finanziamento.

E potreste credere che quello che sto dicendo potrebbe danneggiare la popolazione del Nicaragua, ma vi dico che non è così, perché abbiamo visto che il denaro che arriva che sia per comprare ambulanze, invece di essere usato per quello si utilizza per il trasporto dei paramilitari, perché abbiamo verificato che non c’è nessuna forma di controllo sull’utilizzo del denaro ricevuto per fini umanitari. Questo denaro viene usato per alimentare la repressione, per questo è così importante chiudere queste forme di finanziamento.

Che cosa chiede nello specifico il Movimento Azul y Blanco agli Stati europei, agli USA e agli Organismi Internazionali? Cosa intendete per sanzioni?

Non chiediamo agli Stati Uniti nulla di più di quello che possiamo chiedere al Canada o al Messico, e non chiediamo di più di quello che chiediamo a qualsiasi Paese europeo, all’Italia: la chiusura dei finanziamenti a Daniel Ortega, sanzioni per lui, la sua famiglia e i suoi collaboratori. 

E che ci aiutino perché nella loro legislazione le vittime possano denunciare i criminali, come chiede la commissione dell’OEA, che si possa fare ricorso alla giustizia internazionale, perché in Nicaragua questa possibilità non esiste.

 Chiediamo 3 cose:

 -che gli spazi multilaterali impongano sanzioni e facciano pressione sul governo Ortega

 -che vengano imposte, se possibile, sanzioni nazionali

 -che vengano adeguate le leggi per garantire uno spazio che permetta alle vittime nicaraguensi di denunciare i criminali nicaraguensi da lì

Qual è la situazione del governo dopo il 19 di luglio, 40esimo anniversario della rivoluzione storica?

Il regime di Daniel Ortega è entrato in una tappa di logoramento. Si può vedere nella stanchezza della sua base che ha bisogno di discorsi duri e di coesione, che è quello che ha tentato di fare Daniel Ortega durante la celebrazione del 19 di luglio con un pubblico composto per la maggioranza da lavoratori dello Stato obbligati a presenziare che dovevano compilare dei moduli per certificare la loro entrata e la loro uscita dall’atto e da persone finanziate per partecipare.

Lo si vede ugualmente dall’isolamento internazionale. Le rappresentanze internazionali presenti erano di davvero basso livello in termini generali, è nota l’assenza di Bolivia ed è nota la presenza di uno dei principali finanziatori di Donald Trump nella piazza.

 Daniel Ortega ha dovuto giocare, il 19 di luglio, un equilibrio tra la necessità di unire la propria base politica e dall’altro la necessità di dare segnali e messaggi per evitare le sanzioni internazionali. Per questo la presenza di questa persona vicina a Trump nella celebrazione del 19 di luglio.

Cosa possiamo fare da qui e cosa rispondi a chi dice che c’è un’ingerenza degli Stati Uniti nel movimento contro il regime Ortega-Murillo?

ll Nicaragua non sta vivendo un’ingerenza nordamericana, quello che sta vivendo è una rivolta nazionale in cerca di giustizia, libertà e democrazia e quello che chiediamo alla comunità internazionale è che ci aiuti come ci aiutò nel 1979, come ci hanno aiutato ogni volta che un dittatore ha voluto imporsi e ha assassinato e ha incarcerato nicaraguensi, quello che chiediamo è aiuto, aiuto e solidarietà, molte grazie.

 

 

 

 

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Ultime notizie dal Nicaragua.

 Ultime notizie dal Nicaragua.

 

Il quarantesimo anniversario della Rivoluzione sandinista storica.

In una piazza gremita di simpatizzanti sandinisti e lavoratori statali Daniel Ortega e Rosario Murillo hanno condito di retorica questo importante anniversario

A differenza dei precedenti anni c’è stata una scarsa presenza di istituzioni straniere. Era presente solo il Presidente dell’Ossezia del Sud (Stato riconosciuto solo da 5 nazioni nel mondo) oltre alla vicepresidente venezuelana e il primo vicepresidente di Cuba.

 Rosario Murillo ha iniziato i convenevoli con una sequela infinita di slogan “No pudieron, ni podrán” “Vamos adelante con fe y esperanza” “Nicaragua avanza en paz y unidad” etc

 Ha letto alcuni versi dell’inno sandinista e citato Sandino e i suoi generali e i martiri ed eroi storici del FSLN. E il discorso è terminato con altri slogan.

Ortega, intervenuto verso la fine della celebrazione, ha iniziato con delle citazioni bibliche, rivendicando la natura cristiana del suo governo e sottolineando l’unità tra cattolici ed evangelici.

Dopo aver fatto riferimento al movimento contro la guerra dei veterani di guerra USA e al diritto all’emigrazione verso gli Stati Uniti e l’Europa ha iniziato a scaldare la piazza scagliandosi contro il movimento oppositore. Dopo aver detto che “qui abbiamo avuto pazienza, ma tutto ha un limite” ha pronunciato un discorso duro contro ogni possibilità di riaprire un dialogo con l’opposizione e ha ribadito che sì, ci sarà una riforma della legge elettorale, ma solo perché nessuno possa dire che il Fsln ha rubato le elezioni. Tradotto significa che verrà elaborata dall’assemblea nazionale una riforma unilaterale che non tiene conto delle richieste dell’opposizione.

 Per chiudere ha ripetuto gli slogan “No pudieron ni podrán”, “Aquí ni nos vendemos ni no nos rendimos” e ha chiesto la cancellazione delle sanzioni internazionali.

 Gli ex comandanti e comandantas della Rivoluzione erano altri grandi assenti.

 Tra coloro ancora vivi Monica Baltodano, Luis Carrión, Moisés Hassan Morales, Humberto Ortega, Sergio Ramírez, Dora Maria Téllez, hanno denunciato la deriva autoritaria e sanguinaria del regime Ortega-Murillo.

Dora Maria Téllez, comandante del Fronte Ovest che 40 anni fa entrava vittoriosa a Managua con i suoi 3.000 uomini, fin da subito ha appoggiato le rivolte di aprile, ha denunciato l’isolamento internazionale del Governo Ortega-Murillo e a seguito del 40esimo anniversario ha commentato che il governo è sempre più indebolito e fatica a mantenere le sue basi sandiniste storiche.

Sesta tappa della repressione.

 

 

 

Dopo 326 morti, 1.500 feriti, 521 prigionieri/e politici /che con misure alternative dal 18 giugno,

182 prigionieri/e ancora in carcere e più di 85.000 esiliati/e il governo ha iniziato una nuova fase di repressione.

Nel Nord da ottobre 2018 a luglio 2019 si sono registrate 30 morti violente (la maggioranza uomini e alcuni casi di femminicidio) tra queste 21 morti sono legate a motivazioni politiche evidenti nei municipi agricoli nei dipartimenti di Jinotega e Matagalpa in particolare a Wiwilì, el Cuá, San José de Bocay e Rio Blanco (fonte ricerca della sociologa Elvira Cuadra).

Le vittime sono persone che hanno partecipato alle attività del movimento civico Azul y Blanco o appartenenti all’opposizione.

Si tratta di omicidi mirati e non casuali, tutti commessi da piccoli gruppi di persone con armi da fuoco. In vari casi ci sono segnalazioni della complicità della polizia e di paramilitari.

 Il movimento denuncia che si tratta di una fase che ha l’obiettivo di mantenere sotto minaccia e attacco i leader sociali del movimento civico in forme diverse: in città attraverso l’assedio (circondando le abitazioni), intimidazione, sorveglianza, minaccia, arresti ripetuti; nelle montagne omicidi mirati.

Fin da quando hanno iniziato ad essere detenuti illegalmente nelle galere nicaraguensi i prigionieri e le prigioniere politiche hanno denunciato la loro condizione. Tutti accomunati da un arresto senza un giusto processo e mantenuti nei reparti speciali delle carceri in cui si pratica ordinariamente la tortura fisica, psicologica, la violenza sessuale e l’isolamento sistematico.

In questa fase di repressione odierna 40 ex prigionieri e prigioniere sono stati nuovamente sequestrati arbitrariamente, arrestati, pestati, derubati, insultati e poi dopo pochi giorni nuovamente liberati.

Questo è avvenuto anche all’avvocata María Oviedo, della Commissione Permanente dei Diritti Umani (CPDH).

María Oviedo il 26 luglio 2019 è stata arrestata in modo arbitrario dalla Polizia di Masaya mentre accompagnava un detenuto politico, Cristian Fajardo, che si recava in una caserma di polizia.

Questi fatti succedono dopo che il giorno precedente, 25 luglio, le forze di sicurezza dello Stato hanno represso con violenza diverse proteste convocate in diversi luoghi del Nicaragua e hanno arrestato di modo arbitrario vari partecipanti alle stesse.

Gruppi paramilitari e parapoliziali.

15 mesi dopo la comparsa di gruppi paramilitari e parapoliziali il Capo dell’Esercito del Nicaragua, il Generale Avilès, ha dichiarato pubblicamente che non esistono gruppi di questo tipo.

Fino a questa data l’esercito non si era espresso pubblicamente.

Hugo Torres, generale in ritiro ha denunciato che l’Esercito avrebbe il dovere, secondo la Costituzione, di smantellare questi stessi gruppi nel caso in cui la Polizia Nazionale non agisca.

Chiaramente le varie prove di collaborazione della stessa Polizia Nazionale con i gruppi, definiti per questa ragione parapoliziali, evidenzia come le forze armate siano allo stesso modo complici di questa forma di repressione armata statale.

Le prospettive della lotta Azul y Blanco.

 

 

 

A 15 mesi dall’inizio delle lotte di aprile il movimento continua in resistenza nonostante la feroce repressione. Continuano le forme di lotta di piazza, le richieste degli studenti e studentesse rispetto ad un’autonomia dalla politica nelle Università, continua la richiesta di giustizia per le vittime e per le detenzioni arbitrarie e la richiesta che il governo Ortega-Murillo si dimetta e si indicano elezioni anticipate.

Quello che chiede il movimento anti regime è che il governo venga sanzionato per colpire il portafoglio che mantiene aperti i rubinetti dei finanziamenti internazionali che vengono usati per alimentare la repressione.

 

Vedi intervista a Ana Margarita Vijil link 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cosa succede nel Nicaragua di oggi?

A più di un anno dall'esplosione del conflitto sociale di aprile 2018, ne parleremo in collegamento da Managua con Ana Margarita Vijil, presidente del Movimiento de Renovación Sandinista (MRS) che ha partecipato alle lotte e segue da vicino la situazione dei prigionieri e delle prigioniere politiche, e con Paola Ciafardoni di Alma Terra, con testimonianze dirette.

Festival Alta Felicità, spazio autogestito

Venerdì 26 luglio h 15.00

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FESTIVAL ALTA FELICITà 2019

Anche quest’anno Lisangà sarà presente al Festival Alta Felicità con uno stand presso il quale, oltre a fare conoscere agli ospiti del Festival chi siamo e le nostre attività, sarà possibile acquistare miele e caffè salvadoregni, tè e tisane del mercato equo e solidale, magliette di Señorita violencia, libri, abiti e accessori usati provenienti dal nostro piccolo centro di raccolta di Giaveno. Inoltre, al banchetto sarà esposta una mostra fotografica e materiale informativo sul Nicaragua, tema di uno degli incontri dello spazio autogestito del Festival realizzato in collaborazione con Lisangà. Vi aspettiamo!

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