El Salvador: Il pericolo della “miniera verde” ed altri demoni

Di Maria Teresa Messidoro, vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento

Nel mese di marzo scorso, le elezioni amministrative in El Salvador si sono concluse con una vittoria di ARENA, il partito conservatore di destra, ottenendo la maggioranza nell’Assemblea Legislativa e conquistando le città più importanti del paese centroamericano.

Le prospettive per il prossimo appuntamento elettorale, l’elezione del Presidente della Repubblica – El Salvador è una repubblica presidenziale – previsto per febbraio del prossimo anno, non sono certo rosee.

Pochi giorni fa, si sono infatti concluse le primarie di ARENA, per individuare il proprio candidato alle presidenziali ed ha vinto “la miniera verde”. Cioè Carlos Calleja, socio di Frank Giustra, l’impresario canadese interessato a favorire la diffusione della nociva industria mineraria in El Salvador.  Le miniere metalliche sono in questo momento proibite nel paese, grazie alla legge approvata un anno fa dall’Assemblea Legislativa, trasformando El Salvador nel primo paese latinoamericano che ha proibito di fatto l’estrazione mineraria. Ma la compagnia canadese Pacific Rim –Oceana Gold non si è mai arresa, ed ora confida in un governo di ARENA per la modifica della legge, se non la sua totale abolizione. Per questo, è ormai noto a tutti, che la Compagnia Pacific Rim ha investito milioni di dollari nella campagna a sostegno di Calleja, accusato dal suo sfidante nelle primarie, il miliardario Javier Simán, di aver esercitato pressioni, obbligato ed addirittura minacciato molti militanti areneros.

Ed ora la Pacific Rim sta sicuramente festeggiando.

Non casualmente, parallelamente alle primarie di ARENA, alcune delle imprese estrattive hanno lanciato una campagna pubblicitaria sulla “miniera verde”, per diffondere l’idea che possa esistere una miniera non pericolosa e rispettosa dell’ambiente. Ma la gente deve ricordarsi che non è possibile una miniera “amica”, lo dimostrano i danni perpetrati alle sorgenti d’acqua, al territorio, alle condizioni di vita della popolazione. Lo ripetono da tempo i rappresentanti della Mesa Nacional frente a la Mineria, convinti che anche per questo non si può permettere la vittoria di un Presidente di ARENA.

All’orizzonte si profilano altri problemi: se dovesse veramente vincere Calleja: la destra ha appena presentato in Assemblea una proposta di riforma costituzionale per eliminare il limite alla proprietà della terra, permettendo così il ritorno al latifondo e alle monocolture, cancellando di fatto l’agricoltura di sussistenza e privando i piccoli proprietari terrieri delle proprie limitate risorse.

Non ci si può dimenticare che proprio la concentrazione in poche mani oligarche della proprietà della terra  e la mancanza di accesso alla stessa da parte di migliaia di contadini salvadoregni creò le condizioni di disuguaglianza sociale, che sfociarono prima nell’insurrezione del 1932, poi nella guerra civile degli anni 80.

Si parlava allora di 14 famiglie, quelle che, inizialmente cafetaleras, dal 1886, con la cancellazione delle terre ejidales, le terre comunitarie, hanno governato, controllato ed utilizzato per i propri interessi le risorse delle 14 province del paese: erano e sono i Dueñas, Guirola, Sol, Regalado, Salaverría, Álvarez, Borgonovo, Samayoa, Cristiani, Gianmattei,…  Quasi 50.000 ettari possedevano i Dueños, i Guirola poco più di 40.000, i Sol poco più di 21.000 e così via.

La riforma agraria del 1980, nonostante molti dei suoi limiti, ebbe il merito di trasformare i contadini che avevano lavorato per i grandi terratenientes, in piccoli proprietari terrieri; successivamente, in base agli Accordi di Pace del 1992, il programma della Financiera Nacional de Tierras Agricolas trasferì a ex combattenti del FMLN e delle Forze Armate terre coltivabili, spesso abbandonate durante il conflitto armato. Infine, durante gli ultimi due Governi del FMLN, questo processo si è ampliato, con il conferimento di molti altri titoli di proprietà a migliaia di persone.

Ora, l’eventuale Governo di ARENA, potrebbe invertire pericolosamente questo processo, modificando o cancellando l’articolo 105 della Costituzione che stabilisce come 245 ettari il limite di terra che può possedere una sola persona, e l’articolo 267, che autorizza l’esproprio nel caso si superi questo limite.

L’inizio dei lavori nell’Assemblea Legislativa non è incoraggiante: ARENA, che ha la maggioranza semplice con il PCN e può contare su una maggioranza qualificata, necessaria per l’approvazione di alcune leggi, grazie all’accordo con gli altri partiti di destra, dopo aver escluso l’FMLN dai presidenti delle commissioni più importanti e aver praticamente ridotto a zero la presenza della sinistra nella Giunta Direttiva, si appresta a far approvare, oltre all’abrogazione della legge sulle miniere, la legge che di fatto privatizza l’acqua, l’incremento dell’IVA, l’aumento dell’età pensionabile, la cancellazione dei sussidi per le famiglie più disagiate e la disintegrazione della legge di accesso all’informazione pubblica.

Tutto perduto allora? Non lo credo. Conversando con i nostri amici e compagni salvadoregni, ci commentavano che per raggiungere San Salvador in occasione della manifestazione del 1 maggio, c’erano, per la prima volta dopo molto tempo, dei controlli della polizia, segno che “l’aria sta cambiando e si può capire a chi devono rendere conto quelli della polizia”. Ma, commentava Gilberto Reynado, presidente della Giunta Direttiva della Comunità di San Francisco Echeverria “Noi non ci arrendiamo, non ci fermeremo ad aspettare con le braccia conserte. Che lo stesso FMLN si renda conto di ciò che può e deve fare per recuperare la fiducia della gente”

E Mirna Perla, vedova del difensore dei Diritti Umani Herbert Sanabria, ammazzato il 26 ottobre 1987,  “L’ondata di politiche neoliberiste avanza con forza. E’ necessario ricostruire le nostre energie per dare seguito alla lotta. Hasta la victoria siempre!”.

 

Programma “Una mesa común para todas y todos” in El Salvador: il sogno dell’Università Rutilio Grande

Di Maria Teresa Messidoro, vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento

Le comunità di El Paisnal, Aguilares, San Pablo Tacachico, Suchitoto, Apopa, Guazapa, Chalatenango, San Salvador, unitariamente ad alcuni rappresentanti delle istituzioni locali, delle chiese e delle organizzazioni sociali, da più di dieci anni si sono uniti nel programma comune UNA MESA COMÚN PARA TODAS Y TODOS, con l’obiettivo di raccogliere l’eredità lasciata da Padre Rutilio Grande.  Si vorrebbe creare degli spazi educativi e spirituali, in cui proprio le persone, uomini e donne, che sono stati da sempre emarginati, in particolare i contadini, possano finalmente poter accedere ad uno sviluppo umano dignitoso in El Salvador. 

Padre Rutilio Grande, fu ammazzato in un’imboscata della Guardia Nacional nel marzo del 1977, insieme ad un contadino e ad un giovane di appena sedici anni che lo accompagnavano, perché nella lista dei pericolosi sovversivi da eliminare. Fu proprio il suo barbaro assassinio a dare inizio alla conversione di Mons Romero, trasformando il vescovo di San Salvador, scelto perché conservatore, nella voce dei senza voce, fino al suo martirio, avvenuto nel marzo del 1980. 

Ci racconta Monicia, responsabile della comunicazione del programma Una mesa común, che concretamente si vorrebbe dar vita all’ Universidad Nacional Padre Rutilio Grande, pubblica e gratuita per tutti, una scommessa per vincere la violenza ed ottenere una giustizia sociale più equa. L’Università Rutilio Grande si propone un orientamento all’educazione integrale dei giovani, attraverso una formazione professionale nel campo dell’agricoltura che punti al raggiungimento della sovranità nazionale, senza dimenticare la formazione umanista, a partire dalla memoria storica, in un incontro profondo con le proprie radici spirituali e culturali.

In questo progetto, 12000 giovani potrebbero essere inseriti in 6 facoltà, per un totale di 65 indirizzi, nei campi dell’agricoltura e scienza della natura, scienze sociali e umanistiche, ingegneria ed architettura, giurisprudenza, scienze economiche e arte e cultura. Attraverso l’Università, ci si propone di riuscire a riforestare la valle del Rio Lempa e diminuire almeno parzialmente il cambiamento climatico, diversificare la produzione agricola e agroindustriale, favorire la creazione di nuovi posti di lavoro, ridurre l’indice di violenza, combattere la povertà e ridimensionare l’emigrazione come unica scelta possibile per molti giovani. 

Un sogno? Una scommessa irrealizzabile? Conoscendo la caparbietà, la determinazione e la fantasia dei salvadoregni, questo sogno potrebbe diventare realtà. Ed intanto, proseguono le iniziative di informazione e raccolta fondi per il finanziamento della fase iniziale del progetto, mentre ci si adopera per l’approvazione della legge di creazione dell’Università Rutilio Grande e l’acquisizione dei terreni da parte dello stato salvadoregno per la costruzione della stessa università.

El Salvador: Romero in paradiso, il Frente no

Di Maria Teresa Messidoro, vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento

Mercoledì 7 marzo El Salvador si è risvegliato con la notizia che Papa Francesco confermò ufficialmente la canonizzazione come santo di Mons. Romero nel prossimo mese di ottobre.

Il vescovo, assassinato esattamente trentotto anni fa, il 24 marzo, a San Salvador, per mano di uno squadrone della morte, era già Santo d’America per il popolo salvadoregno e per tutto il continente latinoamericano. Ma questa comunicazione ufficiale rende giustizia ad un assassinio non certo condannato dalla chiesa di Roma di allora con tutta la forza che ci si sarebbe aspettati.

Fu un assassinio voluto e ordinato dalle alte sfere politiche e sociali al potere in quel momento in El Salvador, considerato ormai da tutti gli storiografi il momento iniziale della lunga e dolorosa guerra civile. Occorre inoltre ricordare che i responsabili materiali e morali dell’accaduto non sono ancora stati condannati ufficialmente dalla giustizia.

Nel mese di marzo si ricorda anche l’assassinio di Padre Rutilio Grande, il sacerdote ammazzato perché “sovversivo”, colui che affermava “vogliamo costruire una comunità di fratelli, in cui nessuno si senta peón”; questo tragico fatto, avvenuto nel 1977, è considerato come l’inizio della conversione di Mons Romero, trasformandolo nel Vescovo dei poveri e degli ultimi. E proprio il 17 marzo di quest’anno, verrà presentato a San Salvador il progetto dell’Università Nazionale Padre Rutilio Grande, ancora una volta per non dimenticare e costruire una cultura autenticamente popolare.

Marzo è veramente un mese importante per il destino ed il futuro del Pulgarcito de América: il 4 marzo si sono svolte le elezioni per l’Assemblea Legislativa e la nomina dei Consigli comunali – ricordiamo che El Salvador è una repubblica presidenziale, quindi il Presidente sarà eletto in un’altra tornata elettorale il prossimo anno.

Questa volta, il risveglio è stato meno felice: il partito di destra ARENA si consolida come primo partito, aumentando i propri seggi a 38, l’FMLN, partito nato dall’analogo fronte guerrigliero, scende a 22-23, il risultato peggiore dalle prime elezioni dopo la fine della guerra civile, nel 1994; il PCN e GANA, partiti minori che si collocano comunque nell’area conservatrice, ottengono in totale 19 seggi, con la possibilità così di dare vita insieme ad ARENA ad un solido asse di potere nell’Assemblea Legislativa, mettendo in minoranza il governo di Sanchez Cerén, FMLN, nel suo ultimo anno di vita.

Se si aggiunge che ARENA ha conquistato nove amministrazioni sui 14 capoluoghi di provincia, incluso San Salvador, e che il Frente passerà probabilmente da 85 a 71 amministrazioni comunali,è chiaro che la sconfitta del partito di sinistra è stata netta.

Il primo elemento dell’analisi dei voti è che l’alto astensionismo, che ha raggiunto quasi il 48%, affiancato dall’enorme numero di voti nulli, il 5% degli aventi diritto al voto, è la rappresentazione evidente del castigo che ha voluto esprimere la popolazione salvadoregna nei confronti del FMLN.

Il secondo è che ARENA non ha avuto scrupoli nella sua campagna elettorale: come ci raccontano testimonianze dirette di candidati del FMLN in alcuni piccoli comuni, ARENA e gli altri partiti di destra hanno fatto ricorso spesso alla compravendita di voti, offrendo cibo e piccoli premi ad una popolazione in difficoltà economica in cambio di un appoggio elettorale; intanto, il 10 marzo, si diffonde la notizia che il rieletto sindaco di ARENA del municipio di Sant’Antonio de la Cruz, nella regione di Chalatenango, è stato arrestato con l’accusa di narcotraffico e tratta delle persone, colpevole di coordinare la distribuzione della droga all’interno della stessa Casa Comunale.

Inoltre, occorre ammettere che durante l’ultimo governo del FMLN si sono approvate leggi importanti come quella sul riconoscimento dei popoli indigeni, sulla proibizione del matrimonio infantile; si sono costruite strade e ospedali, garantendo più servizi sociali, è stata messa in campo una legge speciale integrale sul diritto della donna ad una vita senza violenza ed è diventata legge in El Salvador, primo paese latinoamericano, la proibizione delle miniere metalliche, portatrici di morte e scempi.

Ma ciò non è stato sufficiente, perché troppe volte l’FMLN, come è successo ad altri partiti progressisti in America Latina, ha inseguito parole d’ordine della destra, con un atteggiamento troppo tiepido nei confronti del potere dell’oligarchia neoliberista che ancora detta le leggi economiche nel paese. Non è stato capace di ascoltare ed includere i giovani, gli studenti, gli intellettuali, gli artisti, le femministe, le associazioni sociali, quelle persone del popolo che rappresentano o dovrebbero rappresentare le basi solide di un partito di sinistra.

Ora, giustamente si richiedono da più parti le dimissioni del gruppo dirigente del partito, o almeno di alcuni; si esige una consultazione ampia e di base per la scelta del candidato per le prossime elezioni presidenziali, ormai alle porte.

Come afferma Miriam García, a nome della redazione del giornale digitale alternativo Vanguardia, “Tutti noi sappiamo che la destra non ci rappresenterà mai; però nemmeno questa sinistra, sorda alle diverse opinioni della gente. Tempo fa, una sinistra unita ha vinto non 20, ma 80, forse 200 anni di destra, che fossero militari, dittatori, caudilli. Però il potere è uno strumento a doppio filo, quando genera comodità. Ed allora è ora di sedersi tutti insieme, al di là di sigle e colori, per capire cosa è oggi la sinistra. La vittoria parziale nell’Assemblea Legislativa di ARENA non è il risultato della scintillante campagna della destra, è invece la prova dello scontento della gente nei confronti del FMLN. E’ il riflesso di un gran potere popolare,  ed è un appello per utilizzarlo con coerenza e responsabilità. Se saremo capaci di leggere bene tutti insieme questi segnali, queste elezioni non sono state la fine della sinistra salvadoregna, ma l’inizio di un rinnovamento giusto e necessario”

Troppo ottimista? Non lo credo, visto che subito dopo le elezioni in El Salvador, i nostri “fratelli” della piccola comunità autogestita di San Francisco Echeverria, nel comune di Tejutepeque, dove l’FMLN ha perso per una manciata di voti, ci hanno scritto: “certo, abbiamo perso, ma noi continuiamo a camminare a testa alta, con la voglia di continuare a lottare” , “come diceva il Che, l’unica lotta che si perde è quella che si abbandona”.

Vero.

E poi, mica tutti i partiti di sinistra latinoamericani possono vantare un santo in paradiso.

 

Proprio il 24 marzo, l’Associazione Lisangà culture in movimento, propone a Torino l’iniziativa “Palabras en fiesta, dialogo con l’arte e la cultra di El Salvador”  , preceduta da una settimana di mostra fotografica a Bussoleno ed un incontro pubblico, il 23 marzo, a Chianocco, con Santiagio Consalvi, ex direttore di Radio Venceremos, sul valore oggi della testimonianza di Mons Romero

vedere programma nella sezione NEWS

CLARIBEL ALEGRIA: UNA MUSA, UNA DIOSA, POESIA PURA

Di Maria Teresa Messidoro, vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento
 
In molti modi si può e si deve parlare di El Salvador: ricordando la guerra civile che lo ha insanguinato negli anni 80, raccontando un presente di speranze e di delusioni, stretto tra le maras (le bande giovanili che lo rendono tra i Paesi più volenti al mondo) e l’incredibile vittoria popolare con la legge approvata l’anno scorso con cui si proibiscono su tutto il territorio nazionale le miniere, portatrici di morte e distruzione. Nel mese di marzo ci sarà una importante tornata elettorale, per l’elezione dell’Assemblea Legislativa e dei consigli comunali e regionali, scadenza in cui ancora una volta si affronteranno il partito di sinistra, attualmente al potere, FMLN, e lo storico rappresentante della destra conservatrice ed oligarchica, ARENA. Ma ho scelto invece di dedicare alcune righe a Claribel Alegria, la scrittrice morta giovedì 25 gennaio.
 
Si sposò con il diplomatico e scrittore Darwin J. Flakoll con cui ebbe quattro figli e scrisse molti libri; il più famoso è Ceniza de Izalco, in cui lo sfondo sociale e politico della storia raccontata sono gli avvenimenti accaduti nel 1932 in El Salvador.
 
La testimonianza storica nei suoi romanzi
 
La protesta indigena contro i soprusi dell’oligarchia locale si trasformò in una insurrezione popolare, soffocata nel sangue da una feroce repressione militare perpetrata dal dittatore Maximiliano Hernández Martínez; gli assassinati furono sicuramente più di 25.000, i dati ufficiosi parlano anche di 30.000 persone, trasformando l’episodio nel più grave etnocidio nella storia del Paese centroamericano. Claribel aveva soltanto sette anni, non sappiamo quanto seppe e comprese allora di ciò che stava succedendo, certo è che, ormai adulta, scelse il romanzo storico per raccontare e far conoscere in tutto il mondo ciò che era accaduto; in una delle sue ultime interviste ha affermato: “Ci sono cose che non si prestano per la poesia, io non sempre posso utilizzarla, perché è lei che mi usa. Però ci sono cose che volevo e dovevo dire. Per esempio quella mattanza spaventosa che accadde tanto tempo fa. Volevo dare voce a tutte quelle persone che non potevamo esprimere ciò che avevano vissuto, interiorizzato, subito. E così, con mio marito, iniziammo a scrivere questo libro testimonianza”.
 
Ho letto Ceniza de Izalco, chiaro; l’ho letto in punta di piedi, forse anche con diffidenza, perché già sapevo cosa rappresentava il massacro del 1932 nella storia di El Salvador. Non ho mai avuto incubi, come temevo, non ho dovuto leggere velocemente delle pagine per non affrontare la crudeltà e l’efferatezza messa in bella mostra. E’ un romanzo dolce, avvolgente, in cui gli indigeni salvadoregni smettono di essere invisibili, appaiono con la loro fierezza e con le loro contraddizioni. Bellissima la scena finale in cui “Qualcuno lì, in mezzo alla piazza convulsa, deve aver gridato qualcosa. Non l’ho sentito, però deve avere gridato qualcosa come – Se ci devono uccidere, che ci uccidano in piedi- …. Tre o quattro si sono alzati, poi venti, cinquanta, cento. Si sono alzati in piedi, come ipnotizzati, come se finalmente avessero ricordato qualcosa che avevano memorizzato parecchi anni prima, da bambini, per poi dimenticarlo per molto, molto tempo” (pagg 182-183).
 
Sullo sfondo il vulcano, quel vulcano che, come in uno scenario cinematografico, iniziò a eruttare il 22 gennaio 1932; la natura è partecipe degli accadimenti umani: raccontano gli anziani del piccolo villaggio di Santo Domingo, vicino ad Izalco, che i loro nonni e bisnonni tramandavano la leggenda che il patrono della località miracolosamente creò una laguna, per impedire all’esercito di entrare nel paese, dove effettivamente non ci furono morti. E questa natura è un personaggio dei libri di Claribel, importante come gli uomini, come loro viva, sofferente e gioiosa.
 
La poesia
 
L’appartenenza di Claribel Alegria alla “Generación comprometida” o “Generazione impegnata”, la corrente letteraria che si sviluppò in Centro America fra gli anni ’50 e ’60 si manifesta chiaramente nel suo essere al fianco dei più deboli, degli sfruttati e degli emarginati. Ma ciò non le impedisce di esprimere con vena poetica la sua empatia, il suo legame profondo con la natura. Ecco identificarsi con la nuvola:”mi formo/ mi trasformo/ sono una sirena/ sono un uccello/un pesce./ Faccio parte di un regno/ a volte sono sola/ copro la luna/ la scopro/ scendo sopra i vulcani/ e mi sollevo/ sono spugnosa/ magra/ mi illumino/ e mi spengo/ precipito a terra/ mi disciolgo.” Commentava che se non avesse scritto poesie forse sarebbe ammattita, perché solo attraverso questa scrittura scarna, immediata avrebbe potuto dialogare con se stessa e con i “suoi”, come definiva i tanti lettori sparsi nel mondo.
 
Ha ragione il giornalista Manuel Vicente Henríquez nell’epitaffio scritto per la rivista ContraPunto il giorno della sua morte: “Claribel Alegria ritorna stanca dal lavoro, si reca nella sua piccola stanza, che diventa spesso il suo studio. Si siede alla scrivania, prende carta e penna e in questo preciso istante sa che nient’altro importa. Comincia a scrivere e si trasforma in musa. In Diosa. In Poesia.”
 
 
 
Libri di Claribel Alegria in italiano:
Claribel Alegria, Voci, Samuele Editori, 2015
Claribel Alegria, Alterità, Incontri Editori, 2012
Claribel Alegria – Darwin J. Flakoll, Ceneri d’Izalco, Incontri Editori, 2011

Aspettando le elezioni amministrative in El Salvador

Di Maria Teresa Messidoro, vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento

Il suo nome è María Guadalupe Rivas García de Mejía, è nata il 12 dicembre 1966  a Ilobasco, la cittadina delle tante botteghe di barro (la terracotta che si trasforma in miniature artigianali) nella regione di Cabañas, El Salvador.

Figlia di un operaio e di una casalinga, unica figlia con cinque fratelli, è sposata con tre figli, che lei stessa definisce una bendición de Dios, perché giungono ormai inaspettati dopo dieci anni di infertilità. E’ fondatrice nel 1992 dell’Istituto di Educazione Superiore Cristóbal Iglesias di Tejutepeque, una cittadina nelle vicinanze di Tejutepeque; per dodici anni è contemporaneamente insegnante e direttrice della scuola, poi lascia la docenza e mantiene il suo ruolo direttivo.

Con soddisfazione, nel 2017, riceve il riconoscimento ufficiale per aver organizzato a Tejutepeque la campagna di alfabetizzazione degli adulti, ottenendo il risultato di far dichiarare la città libera da analfabetismo.

Ha una famiglia incredibilmente numerosa, quando ci si incontra le sedie da sistemare nel patio sono più di trenta; ama cucinare e ballare, oltre ai lavori di casa, che svolge con puntiglio ed anche con un po’ di orgoglio.

Maria Guadalupe, per tutti Lupe la directora, è una donna salvadoregna come tante, grassottella, parlantina veloce, tanta curiosità e anche, a volte, un po' d’apprensione, come quando è stata scelta dal suo collegio docenti come rappresentante e portavoce dell’Istituto Iglesias per un progetto di gemellaggio con una scuola italiana. E’ venuta a trovarci l’anno scorso, con il suo entusiasmo e la sua meticolosità nel lavoro.

Ora Lupe ha accettato un’altra sfida: sarà candidata con l’FMLN, il partito di sinistra nato dalle forze guerrigliere che hanno firmato gli accordi di pace nel 1992, per il Consiglio Comunale di Tejutepeque, al fianco di Don Denis Castellanos, l’attuale sindaco. La lista, capeggiata dallo stesso Denis, che tenta la rielezione, comprende un Sindico (nella legislazione salvadoregna il corrispondente del nostro vice sindaco e responsabile economico)e due Concejales Regidores, di cui uno sarà appunto Lupe.

Le abbiamo chiesto perché ha scelto di mettersi in gioco. Ecco la sua risposta: “In primo luogo, sono sempre stata simpatizzante del FMLN, come tutta la mia famiglia; inoltre, da molti anni, il partito insisteva affinchè collaborassi in modo più attivo, in quanto sono una persona conosciuta a Tejutepeque. Però finora mai mi ero decisa ad accettare, avevo paura, anche perché non ho mai partecipato direttamente alla vita politica. Un giorno Don Denis è venuto a casa mia e mi convinse; ne parlai con la mia famiglia, che ha deciso concordemente di appoggiare la mia scelta; l’ho fatto per l’amore che sento per l’FMLN e per la considerazione che ho delle persone che mi hanno voluto coinvolgere; ma la paura non è ancora passata del tutto”.

Quando le abbiamo chiesto qual è la sua ipotesi sui risultati in questa tornata elettorale, ci risponde con franchezza:” Scommetto che non sarà facile né a livello locale, né in quello nazionale, nonostante tutto ciò di buono che ha realizzato il Frente in questi anni. La nostra gente è molto semplice, facilmente influenzabile dal bombardamento dei mezzi di comunicazione, sempre schierati con la destra, a cui, chiaramente, non conviene un governo di sinistra; il partito dell’oligarchia, ARENA, ha sempre cercato di ostacolare nell’Assemblea Legislativa (dove ha la maggioranza) tutti i programmi a favore della popolazione, per screditare le scelte del governo. Sarà dunque necessario lavorare sodo e non mi tirerò indietro nel mio piccolo”.

Certamente Lupe non ha molta esperienza nel campo politico, però è determinata e ha grande entusiasmo:”Mi sono riunita due volte con Don Denis, per pianificare il lavoro da svolgere nella campagna elettorale, che è formalmente iniziata domenica 4 febbraio, quando nel parco della cittadina la lista ha incontrato le persone accorse anche dalle frazioni più lontane per ascoltarci e conoscerci. Molti che mi conoscono hanno apprezzato la mia scelta. Faremo la lotta necessaria”, aggiungiamo noi, per vincere.

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