PROGETTO TEJIENDO MEMORIA

Presentato da Lisangà nel 2018, approvato a settembre 2019

in corso

Il progetto Tejiendo Memoria, proposto dall’Associazione Lisangà, ha ancora una volta come fulcro la comunità di San Francisco Echeverría (SFE), in El Salvador, questa volta però in collaborazione con un partner significativo ed importante come è il MUPI, Museo de la Palabra y de la Imagen, con sede a San Salvador, utilizzandone capacità e competenze nel campo della progettazione e della realizzazione di azioni nel campo del recupero della Memoria Storica nel paese. L’obiettivo è di creare le condizioni affinché un piccolo villaggio come SFE diventi sede di un Centro Interpretativo della Memoria, valorizzando ancora di più di quanto è stato fatto finora il luogo simbolo del massacro avvenuto nel 1984 durante la guerra civile e stimolando soprattutto nei giovani un atteggiamento critico e responsabile per costruire un futuro nuovo, dove non ci sia spazio per l’oblio bensì per una memoria sempre attualizzata.

Il contesto locale è la comunità rurale di San Francisco Echeverría (SFE), El Salvador. Il punto di partenza è ciò che successe a SFE nel 1984, precisamente tra il 19 ed il 20 luglio: nel pieno della guerra civile che insanguinò il paese dal 1980 al 1992, il Battaglione Atlácatl, addestrato dalla Escuela de Las Americas statunitense, compie una strage di civili a SFE. Il massacro si estende anche alle zone limitrofe. Circa settanta uomini, donne e bambini vengono passati per le armi ed i resti bruciati nelle latrine della scuola di allora, luogo divenuto poi un monumento simbolo. Chi è sopravvissuto decide che il luogo è ormai troppo pericoloso e lo abbandona. Ma nel 1991, quasi alla fine della guerra, alcune famiglie decidono di tornare a SFE, riappropriandosi delle terre abbandonate dai latifondisti, dandosi una organizzazione basata sull’autogestione. Viene eletta la prima Giunta Directiva dopo la repoblación, alcuni dei suoi membri sono ancora vivi oggi, per raccontarci quanto fosse faticosa e difficile la ricostruzione. SFE ritorna lentamente alla vita, con la sua esperienza comunitaria. Il ricordo di ciò che successe allora non è stato fortunatamente cancellato dalla memoria degli abitanti di SFE, che tutti gli anni, a luglio, commemorano sia il massacro che la repoblación. L’esperienza di SFE si ricollega alla situazione generale di El Salvador, dove il tema della Memoria Storica è ancora una ferita aperta: soltanto negli ultimi anni si è tentato di sconfiggere l’Olvido y perdón (dimenticare e perdonare) che ha caratterizzato l’immediato dopoguerra, quando una Legge di Amnistia ha reso impunite le violazioni dei diritti umani avvenute durante la guerra civile. 

 

LE FINALITÀ DEL PROGETTO

Le finalità a medio termine sono la costruzione di un Museo di Memoria Storica a SFE, mantenerlo vivo con attività ed iniziative locali e regionali e dare impulso al progetto di turismo già in itinere nella stessa comunità. A breve termine ci si pone gli obiettivi di formare persone di SFE per il recupero e la classificazione di materiale scritto, fotografico ed orale, per poi poterlo esporre in modo permanente, valorizzare i luoghi simbolo come il bagno della vecchia scuola, dove furono depositati i corpi delle vittime del massacro del 1984, rafforzare il lavoro dei comitati legati alla Memoria già esistenti, articolare nuove e dinamiche iniziative culturali inerenti al tema, creare un legame con comunità limitrofe nell’ambito della Memoria Storica, per inserirsi nel Piano Nazionale del Ministero di Cultura, come parte del Patrimonio Naturale e culturale del paese centroamericano da conservare e proteggere.

 

LE STRATEGIE DI INTERVENTO

La realizzazione del Museo di Memoria Storica a SFE è una finalità importante, ma perché non sia soltanto un contenitore vuoto e statico, abbiamo pensato di iniziare con ciò che abbiamo definito un “antiprogetto”, cioè la progettazione e messa in opera di azioni che sfocino successivamente nel Museo vero e proprio, meglio identificato come un Centro Interpretativo della propria storia (CI).

Il primo e forse principale ambito in cui vorremmo lavorare all’interno del Progetto Tejiendo Memoria è la formazione di persone di SFE, a cura del MUPI, che ha già svolto in passato attività similari in altre realtà comunitarie del paese; gli argomenti da approfondire, le modalità di approccio alla popolazione locale e all’ambiente, il recupero, la ricompilazione e la classificazione del materiale cartaceo, fotografico e sonoro esistente, saranno definiti dal MUPI, in sinergia con A.CO.SAN.F, con il nostro contributo a distanza; prevediamo che in questa attività potrebbero essere coinvolte almeno 5 persone di SFE, scelte dalla Giunta Direttiva dell’Associazione comunitaria A.CO.SAN.F, quasi sicuramente giovani a cui verrebbe riconosciuto un gettone di presenza. Al termine di questo percorso, pensiamo sia possibile già poter elaborare alcuni pannelli e piccole “postazioni”, da esporre successivamente nel Museo. Questa attività procederà contemporaneamente al lavoro di un archeologo professionista, il cui compito sarà quello di datare e catalogare le preziose statuette ed oggetti in terracotta, recuperate anni fa a SFE; si inizierà quindi, sotto la sua supervisione, alla catalogazione ed esposizione con scritte esplicative dei reperti, collegandoli all’identità indigena autoctona salvadoregna, spesso trascurata o dimenticata. Un lavoro metodologicamente e scientificamente corretto, mantenendo però un cuore ed un legame con le radici della storia locale. La progettazione vera e propria del CI, realizzata da un tecnico della stessa comunità, verrà effettuata sulla base dei risultati del lavoro svolto in quest’ambito, tenendo presente che il luogo è già stato individuato da A.CO.SAN.F.

Il secondo ambito è sicuramente il sostegno economico e propositivo alle attività che già si svolgono a SFE, coordinate dalla Giunta Direttiva di A.CO.SAN.F, dal comité di Memoria Historica e dal Comité Veterani: come Lisangà vorremmo contribuire direttamente in modo più approfondito, creando momenti di scambio e di confronto fruttuosi tra i diversi soggetti coinvolti di SFE ed esponenti della nostra delegazione, che visiteranno appositamente la comunità di SFE. Da un punto di vista metodologico, ci pare corretto partire dalle richieste ed esigenze formulate dai comitati esistenti a SFE. Il comité veterani, composto da 120 persone, (di cui 67 donne), ci ha proposto di valorizzare la data dell’11 novembre, quando, nel 1989, avvenne la famosa offensiva finale che portò il paese verso la firma degli Accordi di Pace. Localmente, si vorrebbe portare avanti momenti di studio e di riflessione, elaborando materiale didattico, anche creando un “día del veterano”. Il Comité di Memoria Histórica invece ha già espresso l’esigenza di poter organizzare annualmente una delegazione della comunità di SFE ai momenti di ricordo e commemorazione dell’assassinio di Mons. Romero, avvenuto nel 1980 e del massacro dei gesuiti, perpetrato nel novembre 1989, le due date simbolo dell’inizio e della fine della guerra. In questo contesto, pensiamo di poter inventare nuove iniziative culturali ed artistiche grazie anche al prezioso supporto del MUPI nella loro elaborazione.

Il terzo ambito è quello della valorizzazione dei luoghi simbolo della Memoria a SFE, in stretto collegamento con ciò che è già stato realizzato nell’ambito del progetto turistico, precedentemente finanziato dalla Tavola Valdese. Più specificatamente, si vorrebbe migliorare la visibilità dei sentieri partigiani e dei bagni della ex scuola, luogo del massacro, nonché progettare e realizzare una statua, definita dei Las y los imprescindibles, rappresentante una coppia di caduti in guerra.

Il quarto ambito è quello di creare un collegamento con ciò che già esiste a livello nazionale, nell’ambito della Ruta della Memoria Histórica: in questo senso, prezioso sarà il contributo del nostro “rappresentante” a San Salvador, che da anni ha costruito legami e relazioni con Istituzioni governative, come il Ministero degli Esteri, di Cultura e di Turismo, nonché con altre realtà della società civile, come Equipo Maíz ad esempio.

 

La solidarietà non va in vacanza

Lisangà culture in movimento con e per

la comunità autogestita di San Francisco Echeverría, El Salvador

 

Progetti in corso settembre 2019
Sostenuti con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese
 

• Nella biblioteca Prof Galvez di San Francisco Echeverría (SFE), che funziona dal 2007, Rosa Esther Domínguez affiancherà quest’anno la bibliotecaria Carolina; tutti gli anni la Giunta Direttiva individua un-una giovane della comunità di SFE che riceve una borsa di studio forfettaria di 50 dollari mensili. Esther, ventenne, una ragazza “molto umile e semplice”, secondo la definizione della stessa Carolina, ha voglia di imparare e lavorare. Farà parte del gruppo composto, oltre che da Carolina, anche da Lea e Lisseth, le due precedenti becarias, che costituiscono ormai un gruppo affiatato. Il lavoro di quest’anno nella biblioteca si è concluso con un interessante e divertente concurso de reciclaje, conclusosi con le premiazioni nella festa della repoblación comunitaria di domenica 28 luglio 2019. Il contributo di Lisangà di 200 dollari è stato utilizzato per i premi, gli addobbi, il rinfresco e l’intrattenimento musicale. Lo stipendio della bibliotecaria e la borsa di studio per la seconda bibliotecaria sono finanziati quest’anno dal Progetto Superare le necessità, approvato nel 2018 dall’Otto per Mille della Tavola Valdese, e dal fondo Cinque per Mille ricevuto direttamente da Lisangà nel 2019.

• Blanca Iris León, la giovane di SFE che usufruisce da alcuni anni di una borsa di studio che le consente di frequentare il corso di infermieristica presso l’Università di San Salvador, sta finalmente giungendo al termine dei propri studi, avendo completato a giugno 2019 il nono ciclo sui dieci previsti. Occorre ricordare che dopo il primo anno, Blanca è rimasta incinta; per un certo periodo dunque, ha sospeso gli studi per partorire, ma ha poi continuato, meritando la fiducia che noi abbiamo riposto in lei. La sua borsa di studio, di 100 dollari mensili, è stata inserita prima nel progetto Sembrando cultura, approvato nel 2017 dall’OPM della Tavola Valdese e poi nel Progetto Superare le necessità. 

• Il sostegno economico al gruppo di una ventina di apicoltori di SFE, che hanno scelto di continuare questa attività dopo i corsi di formazione ricevuti in loco, continua: dopo aver acquistato lo smielatore, le tute da lavoro ed alcune attrezzature, abbiamo finanziato nuovamente il cibo necessario per il mantenimento delle api, oltre all’acquisto di cera e  arnie. Tutti gli apicoltori, di cui fanno parte anche una decina di donne, hanno ricevuto un simbolico apporto una tantum di 50 dollari. È in previsione l’acquisto collettivo di una macchina disopercolatrice. Il sostegno agli apicoltori è possibile grazie al Progetto Sembrando cultura e al contributo della Parrocchia di Santomato, Pistoia.

• A fine luglio, si è concluso il soggiorno scambio, durato due mesi, di tre giovani di SFE in Chiapas: José Dimas López López, José Alberto Alas Rivas e Sara Estefanie Pineda Hernández, dopo molte peripezie burocratiche per ottenere il visto dal Consolato Messicano in El Salvador, hanno finalmente potuto realizzare questo scambio culturale e politico con la realtà zapatista. Il progetto è stato veramente il risultato di un lavoro collettivo di tre soggetti: Lisangà, SFE ed il Nodo Solidale che opera in Chiapas. Dalla bozza della relazione finale emerge il gran lavoro svolto. Lo stage è stato interamente finanziato dal progetto Sembrando cultura.

• A SFE si è costituito il gruppo di donne che dovrebbero iniziare un percorso nel campo del recupero della medicina naturale: sono una decina, ed hanno già ricevuto una “borsa di studio” forfettaria di 220 dollari l’una, che dovrebbe compensare sia il corso di formazione che l’acquisto di piante ed attrezzature. Coordina il gruppo Isabel Reynado, anche lei di SFE, individuata dalla Giunta Direttiva, per la sua esperienza nel campo. Nei prossimi due mesi il gruppo dovrebbe iniziare la formazione ed il lavoro sul campo. Questa prima fase del percorso rientra nel progetto Progetto Sembrando cultura.

• Due anni fa, per la prima volta, SFE ha presentato in forma autonoma all’Otto Per Mille della Tavola Valdese un progetto dal titolo Contracultura, che è stato fortunatamente approvato nel 2018. In questi ultimi due mesi, a SFE, si sono realizzate tre delle diverse fasi previste nel progetto: l’equipaggiamento, con l’acquisto di materiale, del materiale necessario per il laboratorio di falegnameria, la costruzione della palestra e il seminario con Raúl Zibechi, durato una settimana ed appena concluso con un incontro pubblico sul tema della sinistra oggi in America Latina, a cui hanno partecipato anche i ragazzi più grandi del Centro Escolar di SFE. Inutile sottolineare l’importanza della presenza di un pensatore così significativo oggi nel panorama latinoamericano nella piccola comunità salvadoregna di SFE. Tra l’altro, Raúl non aveva mai visitato El Salvador e ci ha ringraziato per questa opportunità. 

 

Superare le necessità 2018

 

 

Progetto presentato da Lisangà nel 2017, approvato a settembre 2018

In corso

 

1.             OBIETTIVO 

In continuità con i nostri progetti precedenti, il progetto “Superare le necessità”, si pone innanzitutto, come obiettivo a lungo termine, l’autonomia del villaggio di San Francisco Echeverría, (SFE), comune di Tejutepeque, regione Cabañas, in El Salvador, nella gestione del proprio sviluppo sostenibile, rispettoso dell’uomo e dell’ambiente. A medio termine, ci proponiamo di individuare gli ambiti a carattere sociale ed educativo in cui la nostra collaborazione, non solo in termini economici, risulta essere ancora necessaria. 

2.             DESCRIZIONE

Il contesto locale del progetto “Superare le necessità” è la comunità rurale di San Francisco Echeverría (SFE),in Cabañas, El Salvador. Nonostante quest’anno la Comunità di SFE abbia deciso di presentare un proprio progetto alla Tavola Valdese, con grande soddisfazione da parte nostra, nella strada di una maggiore autonomia e responsabilizzazione, riteniamo ancora utile il supporto dell’Associazione Lisangà al suo auto sviluppo, individuando alcune aree specifiche di intervento e definendo successivamente la tipologia del nostro supporto.

In primo luogo, un villaggio in cui acquistare libri scolastici è una spesa troppo onerosa per molte famiglie e l’accesso a internet è limitato, il ruolo della biblioteca è centrale come luogo di incontro e formazione, sia per i ragazzi, che per giovani ed adulti. Sostenerla da parte nostra è dunque ancora indispensabile, tenendo conto l’impossibilità da parte del partner locale di finanziare gli stipendi degli operatori educativi coinvolti.

In secondo luogo, a livello sanitario, abbiamo potuto constatare che il Centro de Salud di SFE dispone di una sua ECOS, equipo comunitario de salud familiar, formata da un medico, alcuni infermieri e una promotrice di salute; la ECOS ha il compito di garantire i servizi sanitari di base, come passaggio intermedio necessario prima dell’ospedale vero e proprio. Poter implementare questa equipe con una nuova infermiera locale sarebbe molto utile per il villaggio, mettendo le competenze dei giovani a disposizione della comunità. Abbiamo perciò verificato che è necessario mantenere il finanziamento della borsa di studio di Blanca, per non disperdere l’investimento, in termini di risorse umane ed economiche, finora realizzato. 

In terzo luogo, abbiamo potuto constatare che negli ultimi anni, fortunatamente, anche in El Salvador si è posto l’accento sul problema della disabilità: nasce così la “Mesa Permanente de la Procuraduría para la Defensa de los Derechos Humanos de las Personas con Discapacidad” e il “Consejo Nacional para la Atención Integral de las Personas con Discapacidad”; ma soprattutto, l’accresciuta sensibilità sociale su questi temi porta alla creazione nel 2004 dell’Associazione di Genitori di figli con disabilità Los Angelitos. Tale associazione, attualmente presente su tutto il territorio nazionale, lavora anche un giorno alla settimana a SFE, proprio utilizzando i locali del Centro de Salud. Le nostre ultime delegazioni hanno potuto verificare personalmente il prezioso lavoro da loro svolto con i ragazzi diversamente abili del villaggio, attualmente circa una ventina. Come sempre però la buona volontà non basta, servono ulteriori materiali per un lavoro inclusivo più efficace dei soggetti più svantaggiati. Inoltre, ci pare importante costruire una mappatura delle disabilità presenti a SFE, per proporre azioni mirate e sviluppare azioni di sensibilizzazione nei confronti di tutta la popolazione locale. 

Il settore della salute pubblica è uno degli assi portanti del governo Cerén in El Salvador, oltre a quello dell’educazione, del lavoro, della parità di genere e della casa. I programmi sociali governativi si propongono come fine di sconfiggere la povertà nel paese, che comunque esiste ancora. I dati ufficiali ci indicano un 35% di famiglie in povertà di cui il 9% in povertà estrema; inoltre, se in città la percentuale scende al 21%, in campagna sale al 56%. Le statistiche di genere, inoltre, segnalano che sono le donne le persone più povere rispetto agli uomini, anche se di pochi punti in percentuale. 

Il villaggio di SFE non è esente da tale problematica. Nel corso degli anni abbiamo cercato, congiuntamente alla Giunta Direttiva della Comunità, di individuare la fascia più debole della popolazione locale, utilizzando i seguenti criteri: 

·       Non ricevere aiuti da altri progetti 

·       Non ricevere aiuti economici dai parenti all’estero

·       Essere famiglie di scarse risorse economiche

·       Vivere permanentemente nella comunità di SFE

·       Partecipare alle iniziative sociali

Sono state così individuate 16 persone, equamente distribuite tra uomini e donne, con una fascia di età tra i 45 e i 90 anni. Nel corso del 2017 si è riusciti, grazie a donazioni ricevute da Lisangà e girate alla Giunta, a consegnare dei pacchetti di prodotti alimentari e di igiene di prima necessità. (Vedere allegato) Ma ci rendiamo conto che ciò non è sufficiente e che in futuro occorrerebbe ampliare gli utenti di tale servizio, affiancandolo anche ad un lavoro di prevenzione e di sostegno a lungo termine, per combattere e sconfiggere laddove è possibile la povertà, trovando una risposta alle necessità più urgenti.

La società salvadoregna, attraverso le proprie istituzioni sociali, politiche e assistenziali, scommette sui giovani: perché è l’unico modo per affrontare e risolvere il problema della violenza, per costruire un futuro differente, a partire dai protagonisti principali, i giovani appunto. Lo sport del pugilato è uno degli strumenti più idonei per una corretta politica giovanile: parte dalla strada, luogo di presenza e di incontro dei giovani, per costruire atteggiamenti di appoggio mutuo, solidarietà e rispetto reciproco, rifiutando la possibilità che il futuro possa essere soltanto carcere o morte.

La Giunta Direttiva di SFE ha scelto di presentare alla T V un progetto in cui si prevede la realizzazione di una palestra e la sua dotazione; perché non rimanga una scatola vuota, pensiamo sia importante collaborare e apportare un nostro contributo, attraverso i contatti con la realtà delle palestre popolari giovanili italiane e con l’interessante esperienza della “Cultura del barrio”, spazio di incontro musicale e sportivo di Buenos Aires, Argentina . (Vedere allegato). Crediamo infatti che alcune delle soluzioni ai problemi vadano trovate nella stessa realtà latinoamericana, ampliando gli orizzonti verso una società positivamente globalizzata e contemporaneamente legata al proprio territorio e alle proprie tradizioni.

Infine, la nostra esperienza più che ventennale nel rapporto di solidarietà con SFE ci indica che qualsiasi strategia di intervento e di supporto da parte nostra debba essere costantemente monitorata e discussa con il nostro partner locale, in una prospettiva di interscambio paritario: conoscere, condividere e costruire è la nostra mission. 

LE FINALITÀ DEL PROGETTO 

A breve termine, gli obiettivi sono il consolidamento dell’esperienza della biblioteca come luogo di incontro e di produzione culturale, il rafforzamento dei servizi offerti dalla Casa di salute di SFE, con l’implementazione di nuovo personale, il sostegno alle iniziative di formazione rivolte in particolare ai giovani, da loro stessi elaborati in un proprio progetto autonomo, la risoluzione almeno parziale di problemi legati alla povertà in riferimento alle fasce più deboli e marginali di SFE e un contributo efficace alla concretizzazione dei Diritti Umani delle persone con disabilità,  finora trascurati sia a livello locale che nazionale. Infine, ma non perché meno importante, ci si pone l’obiettivo di migliorare l’interscambio personale e collettivo tra l’Associazione Lisangà e SFE, nell’ottica di un hermanamiento sempre più dinamico, interattivo e paritario. 

LE STRATEGIE DI INTERVENTO 

Il primo ambito in cui pensiamo di intervenire è la biblioteca, garantendo sia lo stipendio alla bibliotecaria, Carolina Cartagena, che la borsa di studio per il/la giovane che l’affiancherà; dopo l’esperienza positiva di quest’anno con Lea, una ragazza di SF, la scelta della Giunta Direttiva di SFE è di effettuare una rotazione, individuando un altro possibile stagista per il prossimo anno, confermando la scelta di un sostegno concreto al mondo giovanile locale, offrendo possibilità diversificate di occupazione e coinvolgimento.

In secondo luogo, visti i buoni risultati raggiunti da Blanca León nella formazione sanitaria universitaria, vorremmo garantirle il sostegno per l’ultimo anno di studi, prima di entrare a far parte dell’equipe medico sanitario della Casa di salud locale. 

Vorremmo inoltre contribuire al progetto di Los angelitos, con i ragazzi diversamente abili, acquistando materiale e monitorando la problematica della disabilità nel villaggio, per poter elaborare insieme strategie di intervento efficaci. 

Siccome la povertà è un male da sconfiggere, ci prefiggiamo anche il sostegno concreto alle famiglie monogenitoriali in gravi condizioni di indigenza, grazie all’acquisto di beni di prima necessità e l’impostazione di azioni di prevenzione e di cura, ad esempio educando alla realizzazione di orti familiari. In questo campo, una parte del fondo servirà a coprire uno “stipendio” alla persona di SFE coordinatrice del progetto. 

Per sostenere i giovani della comunità di SFE, vorremmo  supportare l’esperienza della palestra popolare, con la presenza in loco di un allenatore formatore nostro volontario e uno stage di formazione di due mesi nel campo del pugilato, da effettuarsi in Argentina, con la selezione da parte della Giunta di SFE del soggetto più meritevole ed indicato. 

Infine, prevediamo per il 2019 un viaggio in El Salvador di una nostra delegazione, con il compito di sistematizzare in una serie di incontri con la Giunta Direttiva di SFE e i diversi Comitè presenti in loco,  le attività in corso, le criticità e le prospettive future; riteniamo infatti che i nuovi strumenti comunicativi consentono maggiore fluidità nello scambio di informazioni e aggiornamenti, ma che sia ancora fondamentale ed indispensabile sedersi insieme intorno ad un tavolo per confrontarsi sulla progettualità comune. Analogamente, un soggiorno studio in Italia di un giovane della comunità, per il periodo di un mese, incentrato sull’esperienza nel campo socio sanitario, può essere l’occasione di un aggiornamento professionale, e contemporaneamente l’opportunità per rafforzare i legami di solidarietà tra Lisangà e SFE, tra Italia e El Salvador. 

Per superare insieme le necessità, in un modo equo e più giusto.

 

 

Hasta el último juego

La pubblicazione in allegato è la narrazione dell'esperienza della delegazione Lisangà che lo scorso luglio 2017 ha viaggiato a El Salvador e in Chiapas per lavorare su due progetti di solidarietà internazionale: il primo, a San Francisco Echeverría, dal titolo Hasta el último juego che aveva come obiettivo il riallestimento dello spazio destinato al CBI, Centro de Bienestar Infantil (asilo nido); il secondo, in Chiapas, all'interno del progetto Sembrando culturas, con lo scopo di creare rapporti politici, culturali e di solidarietà tra San Francisco Echeverría e alcune realtà in lotta del Chiapas, zapatiste e non. Un racconto insomma, scritto dai protagonisti, che restituisce tutto el compromiso, l'"impegno", che la costruzione, di realtà, di relazioni, di idee che siano, comporta.

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Progetto Sembrando cultura

Presentato da Lisangà nel 2016, approvato nel settembre 2017

in corso

 

1.             OBIETTIVO

 

Il ministro dell’Istruzione salvadoregno, Carlos Mauricio Canjura, in una recente intervista, ha affermato che “L’educazione è la miglior forma di prevenzione a disposizione della società e che il compito principale di tutti è di sviluppare capacità come cittadini, per comprendere il proprio ruolo, l’impegno che si deve assumere con la propria comunità, con il proprio Paese, perché tutti insieme si possa recuperare e costruire la pace.” Proprio questo è lo scopo del Progetto “Sembrando Cultura”: favorire nella Comunità di San Francisco Echeverría, regione di Cabañas, El Salvador, la realizzazione di iniziative di formazione, rivolte particolarmente ai giovani e alle donne della stessa Comunità e del municipio di appartenenza, Tejutepeque, sostenendo percorsi concreti nel campo educativo e lavorativo, per prevenire soprattutto l’eventuale diffusione di bande giovanili nella Comunità ed offrire strumenti di auto sviluppo. Si cercherà inoltre di mettere in contatto la realtà salvadoregna con l’importante esperienza delle comunità indigene in Chiapas e si introdurrà il principio del microcredito, fondamentale per un progetto collettivo di autosviluppo.

 

2.             DESCRIZIONE

Il contesto locale del progetto “Sembrando cultura” è la situazione attuale della comunità rurale di San Francisco Echeverría (SFE),regione di Cabañas, El Salvador; l’Associazione Lisangà, raccogliendo l’eredità della Cooperativa Il Ponte di Giaveno nella solidarietà con SFE, iniziata nel 1997, ha sostenuto dal 2005 l’autosviluppo di questa  Comunità in ambiti diversi.

Nel campo educativo sono stati pagati gli studi universitari dei maestri popolari, assunti successivamente dal Ministero di Educazione di El Salvador; su indicazione della Giunta Direttiva di SFE. si è realizzata la Biblioteca, ristrutturando una vecchia casa coloniale, abbandonata durante la guerra, gestita dal 1997 da Carolina Cartagena, giovane della Comunità, a cui l’Associazione Lisangà garantisce uno stipendio mensile.( il 50% delle famiglie di San Francisco utilizza la biblioteca, per svolgere i compiti, consultare libri, usufruire di internet o per partecipare alle riunioni che lì si tengono. Dall’inchiesta sociologica  “Construyendo el futuro en San Francisco Echeverría”, stampata grazie al finanziamento del progetto BuenVivir dell’Associazione Lisangà da parte della Tavola Valdese 2015-2016)

Nel campo sanitario, grazie anche ai progetti finanziati dalla Tavola Valdese negli anni scorsi, si è costruito il Centro di Salute, attualmente funzionante e  si è finanziata una borsa di studio ad una ragazza per gli studi universitari nel campo medico.

Nell’area sociale, l’Associazione Lisangà ha finanziato per alcuni giovani della Comunità stage in Italia,  organizzando anche in loco laboratori in campo fotografico, agricolo ed informatico a cura di esperti facenti parte dell’Associazione.

I giovani tra i 20 e i 29 anni sono la fascia maggioritaria  della popolazione in S.F.E.. Inoltre, il contesto nazionale di El Salvador ci dice che una delle grandi scommesse attuali è il superamento della violenza, da imputare alle azioni delle bande giovanili che imperversano per l’intero paese, considerato uno dei più violenti al mondo, con un tasso di 104 assassinati ogni 100.000 abitanti. Ma l’insicurezza non è il problema, bensì il sintomo più visibile ed eclatante del malessere sociale profondo mai risolto nel paese centroamericano. Di fronte a questa situazione è chiaro che soltanto una efficace azione di inserimento dei giovani nel contesto sociale educativo e lavorativo, può rappresentare un’alternativa, prevenendo  e costruendo un futuro diverso.

Ampliando ancora il panorama, facendo riferimento al contesto latinoamericano, possiamo affermare che l’esperienza delle comunità indigene in Chiapas  offre insegnamenti importanti a tutti coloro che in America Latina vogliono oggi costruire un futuro diverso.  Ma questa nuova esperienza politica non può essere appresa soltanto dalla teoria:  la pratica dell’educazione comunitaria e la costruzione di basi materiali dell’autonomia anche economica, la centralità del ruolo delle donne e l’importanza del recupero di azioni antiche ( es.  medicina naturale ), tutto questo è un “sapere per vivere”,  che si può nutrire, moltiplicare e lasciare agire, come afferma Kusch, in “El pensamiento indigeno y popular en America Latina”. Una proposta di vita che tende a moltiplicarsi come in un semenzaio.

 

Le finalità del progetto.

Raccogliendo le indicazioni della nuova Giunta Direttiva di SFE, a completamento del lungo percorso di sostegno da parte dell’Associazione Lisangà alla comunità, il progetto “Sembrando cultura” si propone innanzitutto di sostenere concretamente precorsi lavorativi sempre nell’ottica dello sviluppo comunitario. In questo percorso si vuole sperimentare il coinvolgimento di giovani del Comune di Tejutepeque, in cui si colloca come frazione SFE, per ampliare il bacino di utenza di progetti sociali.

Si introduce inoltre l’esperienza del microcredito nella Comunità, per una maggiore responsabilizzazione dei giovani coinvolti, cercando in prospettiva di giungere ad una completa autonomia anche nella presentazione di progetti.

Obiettivo non secondario è quello di valorizzare il ruolo delle donne in SFE, nel recupero di conoscenze e pratiche, successivamente a disposizione di tutti.

Il progetto si propone anche di facilitare la conoscenza di esperienze latinoamericane, con cui mettere in rete sinergie e prospettive di cambiamento in tutto il continente, in un’ottica non più eurocentrica. Senza ovviamente trascurare il legame tra SFE e Lisangà, legame che uscirà rafforzato da questo nuovo progetto.

 

Le strategie di intervento

Innanzitutto la valorizzazione della biblioteca come luogo di studio, di incontro e di coscientizzazione per bambini, giovani ed adulti; tenuto conto dell’impegno profuso dalla bibliotecaria, che vi dedica 40 ore settimanali ( alla quale riteniamo sia necessario restituire una retribuzione più adeguata) proporremo alla Giunta Direttiva di scegliere un secondo giovane che la affianchi  nella gestione della biblioteca, individuandone competenze e ambiti di lavoro. Una borsa lavoro per un anno ed un corso informatico di base rappresentano una concreta possibilità di impegno sociale, gratificante e renumerativo.   

Negli stessi locali della biblioteca saranno inoltre raccolti e catalogati anche tutti i documenti che la Giunta Direttiva ha prodotto in questi ultimi 25 anni ( dalla fine dal conflitto ad oggi) con la predisposizione di scaffalature adeguate ed un sistema multimediale di comunicazione. Il giovane che usufruirà della borsa lavoro sarà la persona incaricata anche di questa attività.

In secondo luogo, a partire dai Comites de Mujeres già esistenti  e sollecitando il collegamento con istituzionali salvadoregne come Fundación Promodora de  Cooperativas, Funprocoop, (attiva da anni nel campo della formazione  di cooperative ed associazioni contadine, con particolare attenzione all’equità di genere e ad un nuovo protagonismo indigeno) vorremmo favorire il recupero di alcune conoscenze autoctone  ad esempio nel campo della medicina naturale, per non disperderle e renderle efficaci ancora oggi.

Concretamente, vorremmo proporre ad un gruppo di giovani donne già interessate all’argomento, un percorso di formazione nell’ambito della medicina naturale, finanziato da una borsa di studio breve a partire dal testo, edito recentemente da Funprocoop, “Las plantas salvadoreñas y sus usos tradicionales”.

Continueremo  inoltre nel sostegno alla formazione universitaria in campo sanitario ( infermieristica) della giovane donna già accompagnata nei 2 anni precedenti, in modo che termini gli studi rientrando nell’equipe sanitaria ( medicina ufficiale e tradizionale) che potrà operare nella Casa di Salute, precedentemente costruita.

Collegato strettamente all’esperienza delle piante medicinali  e dando seguito al percorso di formazione  in agricoltura quella biologica, inserito nel precedente Progetto Buen Vivir, ci sembra necessario dare  impulso a tale settore  invitando il referente della Giunta Direttiva di San Francisco per il mondo giovanile, a compiere in Italia un’esperienza di apprendistato di tre mesi come woofer.  Il WWoof è un movimento mondiale che mette in relazione volontari e progetti rurali locali, promuovendo esperienze lavorative ed educative basate sullo scambio di fiducia, senza scopo di lucro, per la creazione di una comunità globale sostenibile. Il luogo fisico dell’apprendistato sarà l’Azienda Agricola Il Frutasè (Cumiana di Torino) di Bruno Zaro,  l’esperto che ha visitato l’anno scorso la Comunità di San Francisco.

Relativamente ai giovani tra i 20 ed i 29 anni invece si è scelto di appoggiare il progetto già in via di attuazione autonoma, relativo all’apicoltura come  forma percorribile di sviluppo economico per giovani imprenditori e di recupero di antiche attività autoctone.  Sono infatti 18 giovani di San Francisco che, con altri 11 ragazzi del municipio di Tejutepeque, hanno partecipato ad un corso di formazione professionale per diventare apicultori, gestito dall’Associazione Plan internacional por la niñez; al termine del corso, tutti i partecipanti hanno ricevuto un capitale “semilla” di 5 alveari. Per poter continuare, i ragazzi hanno bisogno di un finanziamento per l’acquisto di nuovi alveari, per l’equipaggiamento ed il mantenimento.

In questo progetto, si pensa di introdurre l’importante elemento del microcredito attraverso una borsa di studio che permetta il finanziamento di un corso di formazione in questo campo.

L’ipotesi è che i ragazzi, al termine del primo anno di lavoro, dopo aver ricevuto il credito, siano in grado di  restituire il 15% alla Giunta di SFE, che deciderà in quali progetti sociali investirli.

Infine il progetto “Sembrando cultura” prevede la sperimentazione attiva di modalità di gestione diretta di comunità indigene differenti, in particolare si è individuata la realtà del Chiapas come una tra le più fruibili e vicine all’esperienza di SFE sia per storia che per modi di vita.

Prevediamo dunque un  viaggio in Chiapas di due rappresentanti  del gruppo giovanile di SFE al fine di seguire un percorso di formazione sulle comunità indigene messicane.  I due giovani saranno messi in contatto con FRAYBA, Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, presso cui saranno accreditati e con cui potranno far parte delle Brigate Bryco; in tre mesi potranno usufruire di quattro uscite da due settimane ciascuna, in quattro comunità indigene differenti; sia nel percorso di formazione che a San Cristobal de Las Casas, saranno presenti  esponenti dell’Associazione Lisangà, per garantire il coordinamento delle attività previste.

Il percorso di avvicinamento alla realtà messicana sarà uno dei laboratori formativi previsti per il gruppo giovanile di recente costituzione. Oltre alla fornitura di materiale cartaceo per l’approfondimento dei temi affrontati e il rimborso degli esperti, sarà proposto un gettone di presenza per tutti i partecipanti.

Seminare cultura è una sfida, non una utopia, per costruire insieme un futuro diverso, a SFE come in Italia.

3.             DURATA 

Un anno

 

4.             BENEFICIARI

 

 

I beneficiari saranno gli abitanti di San Francisco Echeverría, circa 1200, in particolare i due bibliotecari, una ventina di membri del Comité de Jovenes (comitato  giovanile) , una trentina di donne riunite nel        Comité de Mujeres (Comitato donne), i 18 ragazzi del Progetto apicoltura, i 5 giovani che riceveranno la borsa di studio per gli studi post diploma.

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