GENNAIO IN LATINO AMERICA: DAL BRASILE AL MESSICO, PASSANDO PER EL SALVADOR

A cura di Maria Teresa Messidoro

L’inizio del 2019 non è stato per niente tranquillo, nemmeno nel continente latinoamericano.

1.       Vi proponiamo prima di tutto una riflessione sul Brasile attuale e sul periodo che si apre con Bolsonaro alla presidenza: l’ha scritta il nostro amico Gigi Eusebi, per anni collaboratore del Governo Lula e profondo conoscitore del paese.

2.       In secondo luogo, il paese che più deve richiamare la nostra attenzione è il Messico, in cui, dopo l’insediamento ufficiale di Andres Manuél López Obrador, noto con l’acronimo di AMLO, si è svolto in Chiapas, a cavallo del capodanno, il 25° anniversario dell’insurrezione zapatista. Un evento significativo, come ci fa già capire l’inizio dell’articolo di Lui Hernández Navarro, apparso nel giornale La Jornada, l’8 gennaio del 2019: come se si trattasse di una pellicola storica di Bertolucci, scrive il giornalista, 21 divisioni della fanteria zapatista appaiono nel tardo pomeriggio del 31 dicembre nel caracol Madre de los caracoles, mar de nuestros sueños de la Realidad, Chiapas. Davanti il reparto delle donne zapatiste motorizzate che, entrando nella piazza, lasciano spazio ai 4 mila combattenti in fila per due, in uniforme verde, camicia color caffè, passamontagna nero, ciascuno di loro con due bastoni di legno, lunghi circa 75 cm, che, sbattendo l’uno con l’altro segnano il passo della truppa. …. E per capire cosa sta succedendo, completate la riflessione con il mininotiziario di Aldo Zanchetta, l’articolo di Gustavo Esteva apparso sempre nella Jornada e tradotto nel sito comune-info, che parte dalla Quarta Trasformazione avvenuta in Messico ma che riguarda anche noi. Secondo Esteva, la situazione in Chiapas è critica, l’attacco del nuovo governo nei confronti degli zapatisti è pesante e la minaccia per la loro autonomia è reale. Una petizione di solidarietà ed appoggio è stata firmata da organizzazioni messicane, personalità latinoamericane e non (vedere il testo nel link alla carta de solidaridad con el ezln)  Per completare il quadro, ecco la traduzione in italiano del testo del Subcomandante Moises.

https://www.jornada.com.mx/2019/01/08/opinion/017a1pol#

https://comune-info.net/2019/01/come-trasformare-senza-violenza/

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/01/04/parole-del-ccri-cg-dellezln-ai-popoli-zapatisti-nel-25-anniversario-dellinizio-della-guerra-contro-loblio/

http://comunizar.com.ar/amarga-celebracion-los-25-anos-la-experiencia-zapatista/

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/01/09/carta-de-solidaridad-con-el-ezln-de-la-coordinadora-metropolitana-anticapitalista-colectivos-e-individuos/

3.       Dal Messico a El Salvador: il nostro rappresentante salvadoregno, Francisco Vicente Flores, a partire dal libro di Raúl Zibechi, “La nuova corsa all’or”, capitolo IV “Il pensiero critico nell’ora del collasso sistemico, ci propone un’analisi sulla situazione messicana, collegandola al momento attuale in El Salvador, dove ai primi di febbraio si svolgeranno le elezioni presidenziali. Scrive Francisco che “el EZLN è un esempio di organizzazione ed etica, e potrebbe essere un buon modello per l’FMLN salvadoregno, costretto ad un bagno di umiltà se vuole rigenerare i propri simpatizzanti, consolidare la sua visione e la sua traiettoria di lotta…” Francisco è ottimista, secondo lui anche se il Frente finirà all’opposizione, evento tanto probabile da essere quasi certo, dovrà e potrà recuperare la propria forza, in una società civile che riesca finalmente ad uscire dal torpore degli ultimi anni. Nel prossimo noticiero un’analisi del voto, intanto seguite sul nostro sito gli sviluppi della campagna elettorale.

4.       In El Salvador, fortunatamente, non tutte le notizie sono negative: il Premio Simone de Beauvoir 2019, premio che da dieci anni mette in evidenza “la lotta per la libertà delle donne”, è stato assegnato alla salvadoregna Sara García. Nel 2016 era stato assegnato alla sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, nel 2018 a Asli Erdogan, scrittrice e attivista per i diritti umani turca (l’omonimia con il Presidente turco è tristemente ironico). Sara García Gross è membro della Agrupación Ciudadana para la Despenalización del Aborto e della Red Salvadoreña de Defensoras de Derechos Humanos. In un paese dove l’aborto è ancora penalizzato e dove 17 donne sono state condannate ed incarcerate a pene fino a trent’anni per aver commesso il “crimine dell’aborto”, è importante il lavoro di donne come Sara, che lottano contro una società ancora profondamente maschilista e incapace di garantire i diritti fondamentali alle donne. Molto interessante è il sito delle “Defensoras de derechos humanos” centroamericane, da cui è stata tratta la notizia. E non dimentichiamoci della campagna incessante per la libertà de Las 17: in questo momento lo slogan è Salvemos Imelda, una delle 17 ancora ingiustamente in carcere. Intanto una grande vittoria: il 17 gennaio si è diffusa la notizia che Pablo Enriquez Ayala, di 71 anni, è stato rinviato a giudizio per violenza aggravata e continuativa contro la giovane Imélda Cortez, delitto commesso per ben sette lunghi anni. Speriamo si faccia giustizia.

http://im-defensoras.org/2019/01/felicitamos-a-sara-garcia-premio-simone-de-beauvoir-2018/

https://las17.org/

https://www.revistagatoencerrado.com/el-agresor-de-imelda-es-enviado-a-juicio/

 

 

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