El Salvador: Romero in paradiso, il Frente no

Di Maria Teresa Messidoro, vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento

Mercoledì 7 marzo El Salvador si è risvegliato con la notizia che Papa Francesco confermò ufficialmente la canonizzazione come santo di Mons. Romero nel prossimo mese di ottobre.

Il vescovo, assassinato esattamente trentotto anni fa, il 24 marzo, a San Salvador, per mano di uno squadrone della morte, era già Santo d’America per il popolo salvadoregno e per tutto il continente latinoamericano. Ma questa comunicazione ufficiale rende giustizia ad un assassinio non certo condannato dalla chiesa di Roma di allora con tutta la forza che ci si sarebbe aspettati.

Fu un assassinio voluto e ordinato dalle alte sfere politiche e sociali al potere in quel momento in El Salvador, considerato ormai da tutti gli storiografi il momento iniziale della lunga e dolorosa guerra civile. Occorre inoltre ricordare che i responsabili materiali e morali dell’accaduto non sono ancora stati condannati ufficialmente dalla giustizia.

Nel mese di marzo si ricorda anche l’assassinio di Padre Rutilio Grande, il sacerdote ammazzato perché “sovversivo”, colui che affermava “vogliamo costruire una comunità di fratelli, in cui nessuno si senta peón”; questo tragico fatto, avvenuto nel 1977, è considerato come l’inizio della conversione di Mons Romero, trasformandolo nel Vescovo dei poveri e degli ultimi. E proprio il 17 marzo di quest’anno, verrà presentato a San Salvador il progetto dell’Università Nazionale Padre Rutilio Grande, ancora una volta per non dimenticare e costruire una cultura autenticamente popolare.

Marzo è veramente un mese importante per il destino ed il futuro del Pulgarcito de América: il 4 marzo si sono svolte le elezioni per l’Assemblea Legislativa e la nomina dei Consigli comunali – ricordiamo che El Salvador è una repubblica presidenziale, quindi il Presidente sarà eletto in un’altra tornata elettorale il prossimo anno.

Questa volta, il risveglio è stato meno felice: il partito di destra ARENA si consolida come primo partito, aumentando i propri seggi a 38, l’FMLN, partito nato dall’analogo fronte guerrigliero, scende a 22-23, il risultato peggiore dalle prime elezioni dopo la fine della guerra civile, nel 1994; il PCN e GANA, partiti minori che si collocano comunque nell’area conservatrice, ottengono in totale 19 seggi, con la possibilità così di dare vita insieme ad ARENA ad un solido asse di potere nell’Assemblea Legislativa, mettendo in minoranza il governo di Sanchez Cerén, FMLN, nel suo ultimo anno di vita.

Se si aggiunge che ARENA ha conquistato nove amministrazioni sui 14 capoluoghi di provincia, incluso San Salvador, e che il Frente passerà probabilmente da 85 a 71 amministrazioni comunali,è chiaro che la sconfitta del partito di sinistra è stata netta.

Il primo elemento dell’analisi dei voti è che l’alto astensionismo, che ha raggiunto quasi il 48%, affiancato dall’enorme numero di voti nulli, il 5% degli aventi diritto al voto, è la rappresentazione evidente del castigo che ha voluto esprimere la popolazione salvadoregna nei confronti del FMLN.

Il secondo è che ARENA non ha avuto scrupoli nella sua campagna elettorale: come ci raccontano testimonianze dirette di candidati del FMLN in alcuni piccoli comuni, ARENA e gli altri partiti di destra hanno fatto ricorso spesso alla compravendita di voti, offrendo cibo e piccoli premi ad una popolazione in difficoltà economica in cambio di un appoggio elettorale; intanto, il 10 marzo, si diffonde la notizia che il rieletto sindaco di ARENA del municipio di Sant’Antonio de la Cruz, nella regione di Chalatenango, è stato arrestato con l’accusa di narcotraffico e tratta delle persone, colpevole di coordinare la distribuzione della droga all’interno della stessa Casa Comunale.

Inoltre, occorre ammettere che durante l’ultimo governo del FMLN si sono approvate leggi importanti come quella sul riconoscimento dei popoli indigeni, sulla proibizione del matrimonio infantile; si sono costruite strade e ospedali, garantendo più servizi sociali, è stata messa in campo una legge speciale integrale sul diritto della donna ad una vita senza violenza ed è diventata legge in El Salvador, primo paese latinoamericano, la proibizione delle miniere metalliche, portatrici di morte e scempi.

Ma ciò non è stato sufficiente, perché troppe volte l’FMLN, come è successo ad altri partiti progressisti in America Latina, ha inseguito parole d’ordine della destra, con un atteggiamento troppo tiepido nei confronti del potere dell’oligarchia neoliberista che ancora detta le leggi economiche nel paese. Non è stato capace di ascoltare ed includere i giovani, gli studenti, gli intellettuali, gli artisti, le femministe, le associazioni sociali, quelle persone del popolo che rappresentano o dovrebbero rappresentare le basi solide di un partito di sinistra.

Ora, giustamente si richiedono da più parti le dimissioni del gruppo dirigente del partito, o almeno di alcuni; si esige una consultazione ampia e di base per la scelta del candidato per le prossime elezioni presidenziali, ormai alle porte.

Come afferma Miriam García, a nome della redazione del giornale digitale alternativo Vanguardia, “Tutti noi sappiamo che la destra non ci rappresenterà mai; però nemmeno questa sinistra, sorda alle diverse opinioni della gente. Tempo fa, una sinistra unita ha vinto non 20, ma 80, forse 200 anni di destra, che fossero militari, dittatori, caudilli. Però il potere è uno strumento a doppio filo, quando genera comodità. Ed allora è ora di sedersi tutti insieme, al di là di sigle e colori, per capire cosa è oggi la sinistra. La vittoria parziale nell’Assemblea Legislativa di ARENA non è il risultato della scintillante campagna della destra, è invece la prova dello scontento della gente nei confronti del FMLN. E’ il riflesso di un gran potere popolare,  ed è un appello per utilizzarlo con coerenza e responsabilità. Se saremo capaci di leggere bene tutti insieme questi segnali, queste elezioni non sono state la fine della sinistra salvadoregna, ma l’inizio di un rinnovamento giusto e necessario”

Troppo ottimista? Non lo credo, visto che subito dopo le elezioni in El Salvador, i nostri “fratelli” della piccola comunità autogestita di San Francisco Echeverria, nel comune di Tejutepeque, dove l’FMLN ha perso per una manciata di voti, ci hanno scritto: “certo, abbiamo perso, ma noi continuiamo a camminare a testa alta, con la voglia di continuare a lottare” , “come diceva il Che, l’unica lotta che si perde è quella che si abbandona”.

Vero.

E poi, mica tutti i partiti di sinistra latinoamericani possono vantare un santo in paradiso.

 

Proprio il 24 marzo, l’Associazione Lisangà culture in movimento, propone a Torino l’iniziativa “Palabras en fiesta, dialogo con l’arte e la cultra di El Salvador”  , preceduta da una settimana di mostra fotografica a Bussoleno ed un incontro pubblico, il 23 marzo, a Chianocco, con Santiagio Consalvi, ex direttore di Radio Venceremos, sul valore oggi della testimonianza di Mons Romero

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